Non è un mistero: Cina e USA rappresentano due mercati di primario valore per le prospettive di export del vino italiano. Due direttrici opposte, due contesti differenti, due ambienti economici per certi versi agli antipodi.

Wine Intelligence ha dunque portato a termine un’interessante ricerca sulla brand awareness delle denominazioni vinicole mondiali a Pechino e Washington. In altre parole, quanto il vino italiano è conosciuto ai piedi della Grande Muraglia e della Statua della Libertà.

Facendo un confronto tra nazioni, la classifica è dominata dalla Francia. Nelle chart sulla brand awareness dei 32 principali vini, il mercato d’Oltralpe occupa ben 16 slot in Cina e 15 negli Stati Uniti. Per intenderci, l’Italia sale sul secondo gradino del podio, ma a distanza siderale: 4 nomination in Cina e 5 sull’altra sponda atlantica.

L’analisi di Wine Intelligenze su 2000 cinesi di classe medio/alta ha visto primeggiare il Bordeaux, con il 52% di awareness, seguito dal cinese Ningxia (43%) e dalla Provence (40%). Le denominazioni italiane compaiono solo grazie a Sicilia (6° posto al 36%), Toscana (15° al 20%), Barolo (24° al 17%) e Chianti (30° al 14%). Insomma, la varietà ampelografica dei prodotti italiani non riesce a far breccia del tutto tra i consumatori orientali, ancora da educare rispetto alla qualità dell’enologia Made in Italy.

La situazione è più favorevole negli USA, grazie a vari fattori socio-storici: tra le due Coast la percentuale di popolazione con origini italiane è numerosa, si trovano una miriade di ristoranti italiani (o presunti tali), la cultura tricolore è conosciuta e rinomata. Non sorprende dunque che l’argento della categoria “denominazioni più conosciute dai bevitori americani” vada al collo della Toscana, con il 62% di awareness e preceduta solo dalla Napa Valley (73%). Nelle prime 16 posizioni si registrano anche Sicilia (45%), Chianti (43%), Prosecco (33%) e Piemonte (27%).

Sì, nella Top20 a stelle e strisce compare proprio il Piemonte, di cui Hic et Nunc è tra i principali esponenti: per averne conferma, è sufficiente dare una rapida lettura ai risultati della rassegna 50 Great Sparkling Wines of the World 2019. La strada per scalzare la Francia dal suo primato nelle esportazioni è quindi ancora lunga, ma il mercato italiano (grazie alla qualità e alla varietà delle sue proposte enologiche) è sicuramente sulla strada corretta per centrare l’obiettivo.