Vitigni autoctoni e lavorazioni in vigna compiute manualmente: ecco due tra i principali punti di forza delle produzioni Cantina Hic et Nunc. Nella seconda categoria si possono annoverare le più svariate operazioni, dalla potatura alla legatura, dall’invaiatura alla sfogliatura. Ognuna di esse è il frutto di tradizioni secolari, attenzioni dedicate ai piccoli dettagli, precisione e competenze affinate con l’esperienza: l’unica vera ricetta, neppure così tanto segreta, per realizzare un vino di assoluta qualità.

Calendario alla mano, la prima lavorazione annuale per ogni viticoltore è la potatura, messa in atto dopo la caduta delle foglie dai tralci. La genesi di questa pratica è sconosciuta e, come spesso accade in questi casi, è legata a un mito. Nello specifico, una leggenda che ha come protagonista un asino irrequieto: scappato dalla stalla, l’asino entrò in una vigna e decise di gustarsi alcuni tralci di una vite. Quando il contadino sopraggiunse, scacciò l’asino a malo bodo, salvo poi accorgersi (mesi dopo) che quella malcapitata vite dava frutti più buoni e numerosi rispetto alle altre. Era nata la potatura.

Tornando agli aspetti tecnici, anche la forma di allevamento a Guyot (adottata da Hic et Nunc) prevede tre tagli classici. Il “taglio del passato” consiste nell’eliminare il capo a frutto, ossia il tralcio con due anni di vita, da cui sono nati i rami che hanno fornito gli ultimi frutti. Il “taglio del presente” permette di dare il numero desiderato di gemme al tralcio selezionato come capo a frutto per la successiva produzione. Infine, il “taglio del futuro” consente di lasciare a due gemme il tralcio sorto dallo sperone definito l’anno precedente, posizionato più in basso rispetto agli altri rami.

Conclusa la potatura, il futuro tralcio a frutto viene quindi posto sul filo orizzontale e legato (la legatura viene effettuata tra gennaio e marzo). Nei mesi di aprile e maggio si procede invece con la potatura verde, recidendo i polloni che non servono per la produzione.

La perizia che il nostro team mette in campo (anzi, in vigna) durante tutte queste operazioni contribuisce dunque alla qualità e alla proprietà organolettiche dei vini Hic et Nunc. Così prendono forma il carattere indistinguibile di Càstore, l’originalità e le inaspettate peculiarità di Màrsia, il morbido gusto fresco di Mète e l’elegante sapore di Tèmi.