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19 Agosto 2026

Biopass: il passaporto del suolo in vigneto

Tempo di lettura: 5.8 minuti
biopass

Un vigneto si osserva spesso dall’alto: la regolarità dei filari, il colore delle foglie, la pendenza della collina. Ma una parte decisiva del suo lavoro avviene sotto i piedi. Nel terreno le radici cercano acqua e nutrienti, i microrganismi trasformano la sostanza organica e una piccola fauna, quasi invisibile, racconta quanto il suolo sia vivo.

BioPASS nasce per leggere questa parte nascosta della vigna. Non è una certificazione del vino e nemmeno un semplice prelievo di terra: è un protocollo di indagine sviluppato da SATA Studio Agronomico per valutare biodiversità e qualità funzionale dei suoli vitati. L’obiettivo è dare all’azienda una base concreta per conoscere le proprie parcelle e orientare le scelte agronomiche nel tempo.

Che cos’è il progetto BioPASS e a che cosa serve

La parola “suolo” può sembrare generica, ma ogni vigneto ha una storia diversa. Contano la tessitura, la struttura, la capacità di trattenere acqua, la sostanza organica, le lavorazioni passate e ciò che vive tra le zolle. Due appezzamenti vicini possono quindi reagire in modo differente alla siccità, alle piogge intense o al passaggio dei mezzi.

BioPASS mette insieme più osservazioni per restituire una fotografia ragionata del terreno. Il risultato non assegna un voto assoluto alla vigna: aiuta piuttosto a capire da dove partire, quali aspetti conservare e dove intervenire con maggiore attenzione. È utile soprattutto quando una cantina lavora per parcelle e vuole evitare soluzioni uguali per terreni diversi.

Nel linguaggio della viticoltura, questa conoscenza ha conseguenze molto pratiche. Può aiutare a programmare l’inerbimento, a scegliere come distribuire la sostanza organica, a limitare la compattazione, a osservare l’effetto delle lavorazioni e a proteggere gli elementi del paesaggio che sostengono la vigna.

Il percorso può essere adattato alle domande dell’azienda. Accanto al nucleo dell’indagine, SATA prevede anche strumenti come le mappe di vigore e il confronto tra parcelle, gestioni o annate. Quando servono, questi dati aiutano a collegare ciò che accade nel terreno a quanto si osserva nella vegetazione. L’idea non è sostituire lo sguardo di chi lavora in vigna, ma renderlo più preciso e verificabile.

Come si legge la qualità di un suolo in vigneto

Un’indagine BioPASS integra dati diversi. La lettura visiva del suolo, svolta in campo attraverso un profilo di terreno, consente di osservare struttura, porosità, radici, tessitura e segnali di ristagno o compattazione. Sono indizi preziosi perché raccontano se le radici hanno spazio per approfondirsi e come circolano aria e acqua.

Alle osservazioni dirette si affiancano le analisi chimico-fisiche. La sostanza organica merita un’attenzione particolare: è una riserva di fertilità, contribuisce alla struttura del terreno e partecipa alla sua capacità di trattenere acqua. Il protocollo può considerare anche il rame presente nel suolo, elemento da monitorare con cura nella gestione di un vigneto.

La terza dimensione è biologica. Nel terreno vivono numerosi microartropodi, animali molto piccoli che comprendono, per esempio, forme affini a collemboli e acari. Alcuni sono particolarmente sensibili al disturbo dell’ambiente. La loro presenza, osservata secondo un metodo definito, offre un’indicazione sulla qualità biologica del suolo.

Ambito osservatoChe cosa aiuta a comprendere
Valutazione visiva del suoloStruttura, porosità, sviluppo delle radici, ristagni e compattazione.
Analisi chimico-fisicheTessitura, sostanza organica e altri parametri utili alla fertilità.
QBS-ar e microartropodiStato della comunità biologica del suolo e sua sensibilità al disturbo.
Biodiversità strutturaleRuolo di boschi, margini, siepi e altri habitat attorno alle parcelle.

QBS-ar: il segnale che arriva dalla fauna del terreno

QBS-ar significa Qualità Biologica del Suolo basata sui microartropodi. L’indice non misura quanta vita ci sia nel terreno in senso generico: considera le forme più adatte alla vita nel suolo e quindi più vulnerabili quando l’ambiente viene alterato. Trovarle indica che esistono condizioni adatte a una comunità biologica stabile.

È importante leggere questo dato con prudenza. Un indice, da solo, non riassume la complessità di un vigneto né definisce la qualità del vino. Acquista significato quando viene confrontato con le caratteristiche della parcella, le analisi del terreno, le stagioni e la gestione agronomica. Ripetere le indagini negli anni permette poi di seguire una direzione, non solo di fotografare un momento.

Per chi coltiva, questa è forse la parte più interessante: il suolo smette di essere una semplice base produttiva e torna a essere un ambiente da ascoltare. Le scelte in vigna hanno tempi lunghi. Anche la risposta biologica del terreno richiede pazienza, continuità e osservazione.

Per questo un buon risultato non autorizza a smettere di osservare, così come un dato meno favorevole non è una condanna. Indica una condizione da comprendere: può dipendere dalle caratteristiche del terreno, dalla storia dell’appezzamento o da fattori climatici. Il confronto tra rilievi e annate serve a formulare interventi sensati, senza forzare il vigneto dentro un modello astratto.

Dai rilievi alle scelte quotidiane in vigna

Un protocollo come BioPASS diventa davvero utile quando i dati entrano nel lavoro ordinario. Se una parcella mostra segni di compattazione, si può ripensare il passaggio delle macchine. Se il terreno ha bisogno di maggiore sostanza organica, la gestione dei sovesci o degli apporti organici può essere calibrata. Se i margini verdi e le aree boscate hanno una funzione evidente, conservarli diventa una scelta agronomica oltre che paesaggistica.

Non esiste una ricetta valida per ogni vigna. L’inerbimento, per esempio, protegge il suolo dall’erosione e ospita organismi utili, ma va gestito in rapporto al clima, alla disponibilità idrica e al vigore delle piante. Il valore dell’indagine sta proprio qui: trasformare una parola ampia come “biodiversità” in decisioni adatte a un luogo preciso.

Una vigna non finisce al bordo del filare

La qualità biologica del suolo dipende anche da ciò che accade attorno alla parcella. Boschi, fasce erbose, alberi, margini e aree non coltivate offrono rifugio e continuità a molte specie. In un territorio collinare, aiutano inoltre a trattenere il terreno e a rendere meno uniforme il paesaggio agricolo.

Nel Basso Monferrato questo rapporto è leggibile a colpo d’occhio: i vigneti convivono con coltivazioni, boschi e superfici lasciate alla vegetazione spontanea. È una trama che richiede cura, non nostalgia. La biodiversità strutturale considerata da BioPASS porta l’attenzione proprio oltre la singola zolla, verso il contesto che rende possibile un agroecosistema più equilibrato.

Il percorso di Hic et Nunc a Vignale Monferrato

A Vignale Monferrato, la tenuta comprende 100 ettari, di cui 21 coltivati a vigneto. Il resto alterna boschi e altre coltivazioni. In questo contesto la conduzione biologica, l’inerbimento dei filari, l’attenzione alla compattazione e la presenza di arnie accanto alle vigne fanno parte di un lavoro quotidiano, calibrato sulle singole parcelle.

Hic et Nunc ha aderito a BioPASS per misurare, salvaguardare e incrementare la biodiversità in viticoltura. Le indagini riguardano vigneti di Grignolino, Barbera e Cortese e proseguiranno negli anni successivi. Il loro senso non è cercare una scorciatoia narrativa sulla sostenibilità, ma raccogliere elementi utili per continuare a leggere la vigna con più precisione.

Chi visita la cantina può partire da qui per osservare il paesaggio con uno sguardo diverso. Dietro un filare ordinato ci sono radici, insetti, erbe, acqua e scelte agronomiche. E il vino, prima di arrivare nel calice, comincia da questo equilibrio.

Domande frequenti

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