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08 Febbraio 2022

Vignale, capitale del Grignolino

Tempo di lettura: 4 minuti
GRIGOLINO

L’etimologia di Vignale svela la sua secolare vocazione. Il toponimo, con le forme altomedievali di Vignalis e Vignalus, è attestato fin dal IX secolo: una forma composta da vinea, che in latino significa «vigneto» e -alis, suffisso locativo. Dunque «luogo da vigna» fin da quando possiamo attestarne la nascita. Vignale è anche capitale del Grignolino, il «più rosso dei bianchi piemontesi e il più bianco dei rossi», come disse Veronelli. Un vino «dispari, scandalo e delizia, eccentrico e amato» che ha trovato dimora su queste colline fin dal XIII secolo e che proprio qui raggiunge il vertice della qualità grazie ad una secolare perizia enologica.

Ampiamente diffuso oggi in tutta la provincia di Alessandria e in una parte dell’astigiano, la sua zona di coltura parrebbe inizialmente limitata al Casalese. Il Grignolino compare per la prima volta in un documento del 1249, con il nome di Berbexinis; l’etimologia più probabile è quella che rimanda al grignolo, il vinacciolo, presente negli acini in numero di 3-4, nettamente superiore rispetto a quello di altre varietà.
Caratterizzato da un tannino spiccato e dalla maturazione tardiva, largamente coltivato in epoca medievale, nel corso dei secoli passa dall’essere di alto valore economico – piantato perfino in California – a varietà quasi dimenticata, che da sempre ha incuriosito gli studiosi per le sue somiglianze morfologiche con il Nebbiolo e per la simile distribuzione geografica.

I documenti storici attestano che il Grignolino è stato il primo vitigno, oggi coltivato, ad essere stato citato in Piemonte. Come per gli altri vitigni tradizionali, la fecondazione incrociata è avvenuta spontaneamente: il vitigno “madre” e quello “padre” hanno trasmesso alla nuova piantina metà del proprio patrimonio genetico. Per individuare i due genitori abbiamo quindi bisogno dell’analisi del DNA.

cortese piemonte

Negli ultimi decenni, è tornato ad imporsi tra i protagonisti della tradizione piemontese con la sua inconfondibile aura: colore rubino chiaro, il profumo particolare e il gusto sapido, netto e leggermente amarognolo, ma delicato. Sul lungo bancone delle degustazioni allestito a Vignale domenica, il Grignolino “si è fatto in tre” per raccontarsi in tutte le sue sfumature e declinazioni: spumante, giovane e Monferace. Tre versioni per esprimere le tre stagioni della vita: vivacità, carattere e maturità.

Caratteristiche del Grignolino

Il Grignolino è un vitigno che richiede colline soleggiate per ottenere una maturazione uniforme e la sua crescita dipende fortemente dalla presenza di terreni asciutti e sabbiosi. La grande presenza di vinaccioli rendo il Grignolino un vitigno difficile da vinificare, perché le uve devono essere sottoposte a pressioni molto leggere, in modo che i semi amari non si rompano provocando sapori astringenti indesiderati nel vino. In fase di vinificazione si cerca sempre di mantenere il colore rubino chiaro brillante tipico del Grignolino. Ciò è dovuto, tra le altre cose, alla presenza nei grappoli di acini di colore anche molto diverso tra loro, dal rosso, al rosa, al nero e persino al verde, a causa della maturazione non uniforme che porta, infatti, ad avere acini molto maturi ed altri ancora acerbi presenti nello stesso grappolo. Il Grignolino è un vino che viene preparato mediante trattamenti delicati e brevi macerazioni.

Il Grignolino di Hic et Nunc

Altromondo è il Grignolino di Hic et Nunc. Un vino dal colore rosso ciliegia scarico in gioventù, con riflessi granata dopo qualche anno di invecchiamento. Al naso fresco e fruttato, con note di spezie e frutta fresca. Morbido, di bella freschezza, con tannini delicati, succosi ed avvolgenti.

Le uve vengono attentamente selezionate e vendemmiate a mano dal vigneto Bricco che, con i suoi quasi 300 metri di altitudine, è il più elevato della tenuta. I suoli sono composti da marne tufacee bianche, dure e ricche di microelementi, che si traducono in vini intensamente profumati, giocati su eleganza e finezza.

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